Perchè "un cavolo di gomitolo"?
Come primo contenuto, giusto per il varo di questa barca, vorrei spiegare come mai, oltre ad un restauro estetico, ho voluto cambiare anche il nome a questo spazio che, per chi non lo sapesse, si è chiamato per 16 anni Moltomaglia.
Quando aprii questo blog, erano tempi di grande fermento in Italia, per quel che riguarda il lavoro a maglia: un circolino in cui tutte si conoscevano, l'Età dell'Oro dei ferri", nel senso che bastava essere un minimo continuative con i contenuti, ed era relativamente facile farsi conoscere (al massimo ti facevi conoscere per quella che faceva schifezze, con le foto sfocate dei pattern fatte nello scantinato, ma eri comunque già V.I.P dopo tre schemi).
Ricordo che, sul mitico forum di unfilodi, lessi una roba tipo "non si possono fare che maglie raglan top down", oggi top down si sferruzza pure la nonna, altri tempi veramente.
Poi, per fortuna o purtroppo, è arrivato il tempo delle influencer, dei podcast, delle traduzioni e del doppiaggio automatico, e ora, chiunque si approcci con la maglia da neofita, ha accesso ad una marea di contenuti, alcuni veramente di alto livello.
Stiliste e stilisti stessi offrono schemi tradotti in molte lingue, se ho voglia di un modello sfizioso ho una scelta pressoché infinita, non è più necessario che io cerchi maglia in italiano.
Inoltre sono cambiate anche le cose che faccio e di cui vorrei parlare: in questi anni ho cucito tanto e mi sto approcciando alla filatura; ho anche delle pecore, e prima o poi, vorrei inserire un paio di animali con un vello che mi permetta di creare un filato.
Fra le tante cose che vorrei provare c'è la tintura e l'ecoprint, sfruttando le foglie degli aceri che coltiviamo in azienda.
In questo quadro il vecchio nome, che non mi aveva mai convinto fino in fondo, mi sembrava limitante, e ho colto l'occasione per cambiarlo. Poi diciamo, dopo 10 anni di nulla, non rischi di perdere follower (fra l'altro, dopo il micro post della scorsa settimana ho avuto 9 visitatori, 3 penso di conoscerli -e li saluto calorosamente- ma i rimanenti 5 mi hanno stupito, se ri-leggete palesatevi, sono veramente curiosa di sapere chi ha trovato quel post senza che io lo spammassi sui social).
Avrei voluto tantissimo inserire il vocabolo "filo" nel nome del blog, ma tutti gli abbinamenti interessanti con questo vocabolo sono stati già presi (il mio preferito è "Il Filo Conduttore" di Donatella, che io non conosco ma a cui faccio i miei complimenti per l'azzeccatissimo nome).
Il vocabolo filo ha una doppia valenza, filo come filato, filo come vocabolo che indica un legame, ma aimè, come dicevamo tutto ciò che è interessante è già stato preso.
Inoltre volevo legare, in qualche modo, i miei gesti legati alla fibra, ai gesti agresti, che compio quotidianamente, nel lavoro e nel tempo libero, per racchiudere tutto in un contenitore virtuale.
E poi la vita a volte è seccante, perché non un titolo che è -anche- un’imprecazione?
Mi è piaciuta l'idea di richiamare tutti quei momenti in cui la maglia ci fa anche infervorare.
Mi sono immaginata quando, quasi alla fine di un progetto, mancano poche righe, cercare l'ultimo gomitolo -che so di avere- fra scatole, borse e ceste- esclamando "ma dove è finito? manca un cavolo di gomitolo!!!".
Oppure quando sta acquistando un filato stupendo, del colore sempre sognato, composizione da Dea, fai il conto dei metri per il Super-Pattern-Del-Momento, e ti rendi conto che non c'è abbastanza disponibilità a magazzino, e allora... "Non basta, per un cavolo di gomitolo non riesco a fare lo scialle chittemuorto! che disdetta!"
Oppure ancora, aggiungete voi.
E poi il cavolo è tondo come un gomitolo, ed è l'ortaggio che mi permette di sfangare la stagione più difficile per chi produce il proprio cibo: il cavolo che, in mezzo al gelo e alla neve, non solo resiste, ma si addolcisce per via del freddo, rendendo possibile consumare verdura fresca anche in pieno inverno, quando tutto dorme: il cavolo come inno alla vita (qua stiamo veramente toccando vette altissime!).
Il cavolo è anche il simbolo della riscoperta dei sapori: da sapor straccio bagnato del cavolo da supermercato, a delizia del palato una volta potuto assaggiare quello dell'orto (miglior prestazione da schifo/cibo preferito, a parer mio, i cavoletti di Bruxelles).
Bon, in sostanza, è andata per il cavolo.
Serve dire altro?
Non credo, fin che la barca va, lasciamola andare.
P.S. Grazie, chi sai tu, per il brainstorming serale, erano buone anche le radici! Smack.






Commenti
Posta un commento